Finpiemonte, “sofferenze” note almeno dal 2013

Lospiffero.it 28.9.21

Risale a sette anni fa il recupero dei crediti deteriorati nella finanziaria regionale. Il report del 2015 in cui si dava conto della prima somma recuperata. Poi, con l’arrivo di Molina, questo lavoro si è interrotto – DOCUMENTO

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I crediti deteriorati di Finpiemonte? Sono noti da ben prima del 2019 e già le gestioni precedenti se n’erano occupate. A partire dalla fine del 2013, cioè sei anni prima dell’insediamento di Roberto Molina, il presidente imposto dalla Lega (meglio, dal segretario Riccardo Molinari) ad Alberto Cirio, che nei giorni scorsi ha rassegnato le dimissioni, formalmente per motivi di salute. Era stato proprio l’allora presidente Fabrizio Gatti, poi finito a processo per le note vicende legate agli ammanchi milionari della finanziaria, ad avviare le procedure per il recupero di queste sofferenze. È datata 4 giugno 2015 una informativa al consiglio di amministrazione redatta da Bianca Cravioglio, responsabile del settore Amministrazione Finanza e Controllo, in cui veniva illustrato dettagliatamente lo stato dell’arte, dopo una lunga ricognizione, durata oltre un anno, e i primi provvedimenti per porre riparo. Secondo quanto riportato in questo report (LEGGI), di cui lo Spiffero è entrato in possesso, il totale tra “sofferenze” e “incagli” era di 124,3 milioni di euro al 31 dicembre 2014. Una cifra che potrebbe essere considerata fisiologica giacché scaturita da un monte di erogazioni – tra il 1998 e il 2014 – di 1,87 miliardi di euro.

Si parla di tutti quei quattrini che Finpiemonte elargiva alle imprese, spesso in cofinanziamento con le banche. Come funzionava lo spiega chiaramente una fonte all’interno della finanziaria: “Poniamo che un’azienda acceda a un bando regionale per ottenere un finanziamento e arriva l’ok: il totale è di 10mila euro, allora 5mila li mette la banca e gli altri 5mila Finpiemonte”. E dov’è che questa macchina si è incagliata? “Semplice: se a dare i soldi eravamo noi e la banca, a riscuoterli era solo la banca e spesso a noi mancava l’informazione di ritorno sul cliente”. La Regione dunque non sapeva se i soldi che erogava attraverso Finpiemonte poi tornavano tutti indietro perché mancava il resoconto della banca a cui di volta in volta si affidava.

Da quel momento è iniziato un lungo lavoro di recupero crediti e, intanto, sono state riviste le convenzioni con le banche, introducendo l’obbligo di un’informazione periodica sullo stato del recupero delle erogazioni. Un primo blocco di oltre 50 milioni di euro venne affidato a un pool di avvocati individuati in seguito a una gara pubblica. Ogni professionista ha ricevuto un pacchetto di pratiche e ha iniziato a battere cassa. La relazione della dottoressa Cravioglio dà conto, al momento in cui viene stesa – quando oltre la metà delle pratiche risulta ancora aperta – di un recupero accertato di 5,5 milioni, mentre 2,5 milioni erano stati messi a perdita.  

Siamo nel 2015 e questo lavoro si è protratto anche negli anni successivi. Fino a quando? Difficile da stabilire. Nel 2017 Gatti lascia il posto a Stefano Ambrosini. Con la fine della legislatura di Sergio Chiamparino al timone arriva Molina che per sua stessa ammissione dice di non avere contezza della situazione dei crediti deteriorati. Per sua stessa ammissione “questi crediti deteriorati si fermano al 2018 e non sappiamo se ce ne sono altri” ha affermato in una intervista in cui poi aggiunge: “Avevo programmato di fare un punto a gennaio sul periodo 2019-2021 perché solo una gestione puntuale può limitare le perdite”. Insomma, ciò che appare è che le sofferenze di Finpiemonte finiscono fuori (dal) controllo proprio negli anni in cui al comando c’è Molina. Di chi è la responsabilità? L’ex presidente sembra voler puntare il dito sulla macchina amministrativa della cassaforte regionale, di certo prima o poi qualcuno chiederà conto.